domenica 3 marzo 2024

L' ARCHITETTURA BRUTALISTA NEI DINTORNI DI FIRENZE

 Prima di tutto chiariamo che cosa è l'architettura "Brutalista"?. Il termine deriva da "breton brut" che non è altro che il cemento a vista, detto in francese.  Quindi gli edifici costruiti secondo questo stile sono fatti in cemento, non verniciato tutto o in parte, ed anzi nel cemento possono rimanere visibili le impronte delle tabelle di legno che le hanno sagomate. Questo dà  alla costruzione un aspetto massiccio e mastodontico, così come ne aveva apprezzato le caratteristiche di essenzialità nei granai del Midwest, l'architetto George Gropius nel 1911. Una modernità lontana dai canoni estetici, ridotta all'essenziale, ben diversa da quella che aveva caratterizzato l'architettura europea negli anni venti e trenta,  e che fu ritenuta ideale per la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, nella seconda metà del novecento.

In Italia la corrente Brutalista, a differenza della Gran Bretagna - dove è nata - e della Francia dove è molto apprezzata, non ha avuto uno sviluppo lineare:  è stata percepita più come "bruttalismo", come una serie di edifici sgraziati, mastodontici,  poco amati sia da chi ne ha usufruito, sia da chi li ha progettati,  pianificati e più che altro criticati. Il motivo è dato anche dal fatto che la sensibilità  di noi italiani è un po' diversa e queste costruzioni non rientravano nel nostro "occhio",

A Milano c'è l'esempio lampante del Brutalismo: la Torre Velasca,  famosa in tutto il  mondo e facente parte dello skyline della città.

Anche in Toscana abbiamo degli esempi notevoli di Brutalismo: la più famosa è la chiesa di S.Giovanni Battista, nota anche come "Chiesa dell'Autostrada", all'incrocio tra la A1 e la A11, uno dei capolavori di Giovanni Michelucci.


 Esiste anche un intero quartiere in stile Brutalista: il quartiere Sorgane di Firenze, che si snoda intorno alla Villa Giusti, nato nel 1966 e progettato dagli architetti Savioli e Ricci, di cui specialmente quello che viene chiamato "Edificio A" presenta caratteristiche veramente particolari. Noi però posssiamo farvi vedere "l'edificio G", che dà su una grande piazza, punto di ritrovo del quartiere.


In via Piagentina, sempre a Firenze, esiste uno straordinario palazzo di abitazione privata in questo stile che è fortunatamente  stato restaurato di recente; veramente splendido, opera dell'architetto Leonardo Savioli. La sua costruzione risale al  1967, ed ha goduto di una ampia fortuna critica da parte delle maggiori firme  dell'architettura contemporanea. La continuità tra gli spazi interni ed esterni è stata conseguita dall'architetto tramite l'uso del cemento grezzo anche all'interno, alternato a pareti  a stucco lucido ed ad altre intonacate.


Una villa privata (Villa Taddei) in un luogo magnifico,  un progetto sempre di Savioli che risale al 1964,  a San Domenico di Fiesole: naturalmente abbiamo  potuto fare solo una foto dall'esterno del grande parco, ma esistono delle foto da riviste di architettura che ne evidenziano la costruzione brutalista anche all'interno.

Una piccola chiesa in stile brutalista si trova in un luogo dove non la immagineremmo mai: a Montebeni, nel comune di Fiesole, dove potremmo pensare di trovare invece una chiesetta medioevale. Ma c'è un motivo. L'architetto che l'ha realizzata era Raffaello Fagnoni, originario proprio di Montebeni, e che ha progettato la chiesa tenendo conto delle limitate possibilità economiche dei committenti,  ma riuscendo a collocarla stupendamente nell'ambiente circostante. La chiesa è dedicata a San Giuseppe Artigiano ed il suo architetto morirà solo dopo tre giorni dall'inaugurazione della chiesa.


 

martedì 27 febbraio 2024

LA MANIFATTURA TABACCHI DI FIRENZE

 


 

 Ok, all'entrata, tre lunghi sostegni verticali nudi sembrano dire: "qui c'erano i fasci littori". Poi entri nel cortile e si leggono ancora bene le scritte "anno XV E.F." che tradotto in italiano significa "anno 1937". 


 

Ma a noi non piace che si faccia un tutt'uno tra "architettura razionalista" e "architettura fascista". Il fatto che in termini temporali le due cose si siano sovrapposte è solo una coincidenza. L'architettura razionalista è un fenomeno che si è espresso a livello europeo, ed il razionalismo italiano è stato una corrente molto importante di questo tipo di architettura, che si è sviluppata tra gli anni venti e trenta del secolo scorso, seguendo i principi del funzionalismo, con radici che si rifanno all'architettura romana classica (ecco perchè in Italia il collegamento con il fascismo è così evidente), con largo impiego di marmi, specie di travertino

Poi si sa, nel ventennio si costruì molto, e di conseguenza molte opere sono state create secondo questo stile. Un grande architetto razionalista è stato PierLuigi Nervi, progettista  dello Stadio Artemio Franchi (classificato come Monumento Nazionale) oppure Giovanni Michelucci, progettista insieme al gruppo toscano della Stazione di Santa Maria Novella. Ma un occhio allenato sa trovare architetture di questo tipo un po' dovunque in Italia; basta guardarsi intorno.

Ma torniamo alla nostra Manifattura Tabacchi, che fu costruita proprio da PierLuigi Nervi, insieme al collega Giovanni Bartoli. Riconosciamo la sua mano nella torre vetrata del dopolavoro della manifattura (che poi è diventato il Cinema Teatro Puccini, che tanto ricorda la torre di maratona dello stadio di Firenze.


 Tutta la manifattura è molto grande, una superficie di oltre 6 ettari, e fu inaugurata il 4 novembre del 1940. La produzione continuò sino al 1999, quando l'Ente Tabacchi ne decise la dismissione. Nel 2016, dopo un periodo di quasi totale abbandono  è stata venduta ad un fondo immobiliare internazionale che ne ha avviato un processo di riqualificazione, del quale intendiamo parlare brevemente.

Naturalmente questi signori non sono dei benefattori, e se hanno dedicato tempo e (molto) denaro al restauro ed al rinnovamento di questo monumento, hanno anche intenzione di ricavarne un tornaconto: contemporaneamente alle infrastrutture, come luoghi di ritrovo, negozi e giardini, stanno ultimando anche il restauro di una consistente parte del fabbricato come appartamenti di lusso. Ma va benissimo così. 

Del resto a cosa deve servire un giardino pensile come quello che è stato dedicato all'architetto Gae Aulenti e che si trova sul tetto del fabbricato dalla splendide forme arrotondate e che non era altro che l'officina, addetta alle riparazioni di tutti i macchinari che servivano alla produzione, e che erano sparsi per tutto lo stabilimento?


 

L'architettura è stata molto rispettata, persino i colori delle porte riprendono quelli originali: quel verde spento è tipico delle infrastrutture industriali di quei tempi, e l'aggiunta dei grigliati neri moderni non fa che mettere in evidenza il candore del travertino ed il rosso dei mattoni a vista. 


 

Anche la scelta delle piante dei giardini ci è sembrata molto azzeccata; sono piante che possiamo ricordare nei giardini delle località di mare nei primi anni '60, piante che non avevano bisogno di molta acqua, eppure accostate a piante acquatiche; un contrasto molto forte, molto interessante. 


 

All'entrata, un ufficio anni '40 ci accoglie con i suoi mosaici perlati alle pareti, i suoi divanetti Bauhaus e le sue porte moderniste. 

 

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giovedì 1 febbraio 2024

I CANCELLI DI GHIERETO

 Per chi è pratico del Mugello "pre-lago di Bilancino" il nome "Cancelli di Ghiereto" riporta alla memoria una serie di vecchie foto in bianco e nero. Roba degli anni '70, massimo primi anni '80, quando il lago non c'era o avevano appena cominciato a sbancare per costruirlo. "I Cancelli" erano un luogo di ritrovo per le comitive: ci si dava appuntamento là con gli amici, era un posto che conoscevano tutti da quelle parti, e comunque mentre si aspettava, si potevano mangiare le frittelle e i bomboloni del Marrani, che aveva il banchino proprio lì, tutte le domeniche. Leggenda vuole, che il banco di marmo sul quale avvenivano gli scambi, fosse una lapide di una tomba (opportunamente rovesciata, si capisce). 

Secondo la disposizione del lago, i cancelli di Ghiereto (che erano i cancelli di entrata di una villa, che fra l'altro esiste ancora - e si trova sulla Statale 65, poche centinaia di metri rispetto a dove si trovavano in origine i suddetti, - adesso è un resort che fuori non ha delle stelle, bensì un'intera galassia) dovrebbero trovarsi sotto la superficie del lago, quindi sott'acqua. 

Invece, per qualche provvida decisione delle Belle Arti, i Cancelli sono stati rimontati insieme con le loro colonne e davanti è stato costruito un anfiteatro. 

In un luogo dove possa essere ammirato da tutti?

Noooo.....

Nel nulla più assoluto, in un campo,  sperso dietro la suddetta villa, e per andarci bisogna fare, oltre che una ricerca con il bastone del rabdomante, anche una specie di safari scendendo giù per un sentiero sassoso e poi "andare di mattina nella brughiera dove non si vede a un passo per ritrovar ... " se stesso? no i cancelli! Che davanti hanno anche un anfiteatro a semicerchio di  pietre, che ha tutta l'aria di non essere mai stato usato.

                              

Nella nostra ignoranza ci domandiamo: a che è servito spendere un sacco di soldi per smontare e rimontare un pezzo di storia del Mugello per metterlo in un posto nascosto a tutti, senza essere segnalato da niente, senza una strada decente per andarci, in mezza ad un campo sperso nel nulla?

Deve essere uno di quei misteri italiani di cui tanto si parla e che non hanno soluzione.

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mercoledì 17 gennaio 2024

LE VELE DI PISTOIA

 Il tema dell'architettura popolare è spesso assai controverso, e per noi che il più delle volte cerchiamo il bello dove è nascosto, qui ci siamo trovati un po' perplessi.

Per anni, passando dalla tangenziale di Pistoia, diretti magari verso la Panoramica che ci avrebbe portato alla foresta dell'Acquerino, verso la fine della strada, quegli strani palazzi, dal deprimente color grigio-giallastro ci incuriosivano,  e specialmente riguardo alla costruzione triangolare, pensavamo a come doveva essere fatta l'abitazione all'ultimo piano, dove il triangolo aveva il suo vertice, e dove si presumeva che ci dovesse essere una stanza sola...
 
 
Solo dopo molto tempo abbiamo fatto uno sforzo e abbiamo scoperto che quelle strane costruzioni facevano parte di un piano di edilizia economica e popolare  (e qui vi sfoderiamo anche anche la sigla: PEEP), promosso fra l'altro dal Comune di Pistoia, che approvò il progetto per i lavori del quartiere detto "Le Fornaci" così denominato dal nome della zona. 
 
 
I lavori iniziano ad aprile del 1982, guidati dall'architetto Leonardo Savioli,  a capo di una equipe di collaboratori.
Purtroppo, l'architetto Savioli, un personaggio di assoluto spicco nel campo dell'architettura Toscana, muore dopo appena un mese dall'inizio dei lavori.
che vengono portati avanti dai suoi collaboratori, certamente,   ma l'assenza del  capo progetto in qualche modo pesa sulla sua realizzazione, e la cosa più evidente è proprio quel colore grigio-giallastro del cemento, che - e non lo diciamo noi, totali incompetenti che abbiamo avuto solo notato quanto fosse brutto - era di scarsa qualità, come lo erano le rifiniture di tutte le costruzioni.
Gli edifici che compongo il quartiere sono: il triangolo, le torri, la certosa ed il nastro.
 

Andandoci,  come noi abbiamo fatto, e vedendo le costruzioni da vicino, e passeggiando per le strade, per dire la verità  non abbiamo avuto una cattiva impressione. 
Ci sono giardini, in parte recintati ed in parte no, e questo ci ha fatto pensare che parte dell'idea iniziale si fosse un po' persa, poi un asilo nido, degli uffici della Croce Rossa,  una  Onlus, che hanno la loro sede qui, ma francamente ci sono sembrati un po'  degli assediati.
In linea  di massima, si vede che i palazzi non sono stati "manutenzionati" (si  dice così? è orrendo ma non abbiamo trovato un altro termine...) in maniera uniforme: gli infissi sono di colori e materiali diversi, tanto per dirne una.  
Questo per dire che ognuno ha seguito le  proprie preferenze (e possibilità  economiche) nella manutenzione e ristrutturazione dei vari appartamenti
Anche le parti comuni, per quello che abbiamo potuto vedere, non sono tenute proprio al  meglio.
Abbiamo visto anche dei filmati redatti da residenti della zona, che mettevano l'accento sul degrado della zona, e che, avendo avuto l'opportunità di entrare in posti dove a noi visitatori erano preclusi, ci hanno fatto vedere delle cose francamente deprimenti.
Questo  per dire che le idee iniziali, quando si costruiscono questi quartieri di edilizia popolare, sono molto belle, perchè i progetti  vengono affidati a grandi architetti che decidono di realizzare grandi quartieri autonomi...tanto loro mica devono abitare lì...hanno le loro villette in collina con il giardino!
Comunque lungi da noi l'idea di fare polemiche:   non è questo il luogo e nemmeno la nostra intenzione.
Noi volevamo solo dare un'occhiata ad un quartiere particolare di Pistoia,   una città alla quale siamo affezionati, e ci dispiace un po' che le persone debbano scansare grosse buche nell'asfalto o camminare su marciapiedi gravemente sconnessi, o abitare in case dove nelle cantine circolano dei toponi grandi come  Geronimo Stilton (ma meno simpatici).