martedì 27 febbraio 2024

LA MANIFATTURA TABACCHI DI FIRENZE

 


 

 Ok, all'entrata, tre lunghi sostegni verticali nudi sembrano dire: "qui c'erano i fasci littori". Poi entri nel cortile e si leggono ancora bene le scritte "anno XV E.F." che tradotto in italiano significa "anno 1937". 


 

Ma a noi non piace che si faccia un tutt'uno tra "architettura razionalista" e "architettura fascista". Il fatto che in termini temporali le due cose si siano sovrapposte è solo una coincidenza. L'architettura razionalista è un fenomeno che si è espresso a livello europeo, ed il razionalismo italiano è stato una corrente molto importante di questo tipo di architettura, che si è sviluppata tra gli anni venti e trenta del secolo scorso, seguendo i principi del funzionalismo, con radici che si rifanno all'architettura romana classica (ecco perchè in Italia il collegamento con il fascismo è così evidente), con largo impiego di marmi, specie di travertino

Poi si sa, nel ventennio si costruì molto, e di conseguenza molte opere sono state create secondo questo stile. Un grande architetto razionalista è stato PierLuigi Nervi, progettista  dello Stadio Artemio Franchi (classificato come Monumento Nazionale) oppure Giovanni Michelucci, progettista insieme al gruppo toscano della Stazione di Santa Maria Novella. Ma un occhio allenato sa trovare architetture di questo tipo un po' dovunque in Italia; basta guardarsi intorno.

Ma torniamo alla nostra Manifattura Tabacchi, che fu costruita proprio da PierLuigi Nervi, insieme al collega Giovanni Bartoli. Riconosciamo la sua mano nella torre vetrata del dopolavoro della manifattura (che poi è diventato il Cinema Teatro Puccini, che tanto ricorda la torre di maratona dello stadio di Firenze.


 Tutta la manifattura è molto grande, una superficie di oltre 6 ettari, e fu inaugurata il 4 novembre del 1940. La produzione continuò sino al 1999, quando l'Ente Tabacchi ne decise la dismissione. Nel 2016, dopo un periodo di quasi totale abbandono  è stata venduta ad un fondo immobiliare internazionale che ne ha avviato un processo di riqualificazione, del quale intendiamo parlare brevemente.

Naturalmente questi signori non sono dei benefattori, e se hanno dedicato tempo e (molto) denaro al restauro ed al rinnovamento di questo monumento, hanno anche intenzione di ricavarne un tornaconto: contemporaneamente alle infrastrutture, come luoghi di ritrovo, negozi e giardini, stanno ultimando anche il restauro di una consistente parte del fabbricato come appartamenti di lusso. Ma va benissimo così. 

Del resto a cosa deve servire un giardino pensile come quello che è stato dedicato all'architetto Gae Aulenti e che si trova sul tetto del fabbricato dalla splendide forme arrotondate e che non era altro che l'officina, addetta alle riparazioni di tutti i macchinari che servivano alla produzione, e che erano sparsi per tutto lo stabilimento?


 

L'architettura è stata molto rispettata, persino i colori delle porte riprendono quelli originali: quel verde spento è tipico delle infrastrutture industriali di quei tempi, e l'aggiunta dei grigliati neri moderni non fa che mettere in evidenza il candore del travertino ed il rosso dei mattoni a vista. 


 

Anche la scelta delle piante dei giardini ci è sembrata molto azzeccata; sono piante che possiamo ricordare nei giardini delle località di mare nei primi anni '60, piante che non avevano bisogno di molta acqua, eppure accostate a piante acquatiche; un contrasto molto forte, molto interessante. 


 

All'entrata, un ufficio anni '40 ci accoglie con i suoi mosaici perlati alle pareti, i suoi divanetti Bauhaus e le sue porte moderniste. 

 

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giovedì 1 febbraio 2024

I CANCELLI DI GHIERETO

 Per chi è pratico del Mugello "pre-lago di Bilancino" il nome "Cancelli di Ghiereto" riporta alla memoria una serie di vecchie foto in bianco e nero. Roba degli anni '70, massimo primi anni '80, quando il lago non c'era o avevano appena cominciato a sbancare per costruirlo. "I Cancelli" erano un luogo di ritrovo per le comitive: ci si dava appuntamento là con gli amici, era un posto che conoscevano tutti da quelle parti, e comunque mentre si aspettava, si potevano mangiare le frittelle e i bomboloni del Marrani, che aveva il banchino proprio lì, tutte le domeniche. Leggenda vuole, che il banco di marmo sul quale avvenivano gli scambi, fosse una lapide di una tomba (opportunamente rovesciata, si capisce). 

Secondo la disposizione del lago, i cancelli di Ghiereto (che erano i cancelli di entrata di una villa, che fra l'altro esiste ancora - e si trova sulla Statale 65, poche centinaia di metri rispetto a dove si trovavano in origine i suddetti, - adesso è un resort che fuori non ha delle stelle, bensì un'intera galassia) dovrebbero trovarsi sotto la superficie del lago, quindi sott'acqua. 

Invece, per qualche provvida decisione delle Belle Arti, i Cancelli sono stati rimontati insieme con le loro colonne e davanti è stato costruito un anfiteatro. 

In un luogo dove possa essere ammirato da tutti?

Noooo.....

Nel nulla più assoluto, in un campo,  sperso dietro la suddetta villa, e per andarci bisogna fare, oltre che una ricerca con il bastone del rabdomante, anche una specie di safari scendendo giù per un sentiero sassoso e poi "andare di mattina nella brughiera dove non si vede a un passo per ritrovar ... " se stesso? no i cancelli! Che davanti hanno anche un anfiteatro a semicerchio di  pietre, che ha tutta l'aria di non essere mai stato usato.

                              

Nella nostra ignoranza ci domandiamo: a che è servito spendere un sacco di soldi per smontare e rimontare un pezzo di storia del Mugello per metterlo in un posto nascosto a tutti, senza essere segnalato da niente, senza una strada decente per andarci, in mezza ad un campo sperso nel nulla?

Deve essere uno di quei misteri italiani di cui tanto si parla e che non hanno soluzione.

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