Cominciamo dal toponimo: ci sono diverse ipotesi per questo nome così strano: alcune fonti riportano che un uomo che batteva il rame giorno e notte, e che di questo materiale volle che gli vollero fatte le gambe, amputate dopo un grave infortunio; ma è molto più probabile che si tratti del fatto che in questo punto il fiume era particolarmente pescoso di gamberi.
Tuttavia l'ipotesi dell'uomo con le gambe di rame non è così campata in aria come sembra, perché in questo luogo sorgeva una ramiera che forgiava rame vecchio, a partire dal 1818 sino alla fine del XIX° secolo, ma i documenti ne confermavano l'esistenza già da molto tempo prima.
L'abitato di Gamberame ha tuttavia origini molto antiche: già in epoca medioevale è documentata l'esistenza di un " podere a Gamberame di proprietà del giudice Geri, tenuto a fitto perpetuo da Piero di Jacopo di Macia e da Gianni detto Bambo, suo figlio, in cambio di 36 staia di grano e 6 coppie di piccioni ogni anno". Qui, vicino alle piene rovinose del fiume Bisenzio, sorse un mulino (di cui si intravede ancora il margone), e che poi divenne la ramiera.
Nella stessa zona era un guado, non sempre praticabile a causa delle piene del fiume (tanto disastrose, che nel '500 il rettore della chiesa di Faltugnano fu portato a Prato dalla piena insieme al suo somaro); fu fatto un ponte , di cui possiamo ancora intravedere la pigna del basamento. Fu progettato nel 1602, distrutto e ricostruito più volte, fino a quando si è provveduto a costruirne uno in cemento, alla fine degli anni '60 del XX° secolo
Nel 1928 fu impiantata una fabbrica di ghiaccio, grazie alla fonte che sgorgava a pochi metri di distanza dalla costruzione, la cui acqua veniva ghiacciata in stanghe di un metro e di 15/20 cm di spessore. Il ghiaccio era comunemente acquistato dalle famiglie (certamente i frigoriferi a quel tempo non esistevano ancora, perlomeno non da noi in Italia) e le ghiacciaie erano cassoni di legno foderate di zinco dove il ghiaccio si conservava avvolto in panni perchè si conservasse di più. Grandi consumatori di ghiaccio erano anche i macellai ed i bar, per cui i clienti non mancavano.
Questa fabbrica era unica nel suo genere nella valle, esistendone un'altra solo a Prato; ed era rinomata per la qualità del suo ghiaccio. Poi con l'inizio degli anni '50 del XX° secolo, la sua utilità finì e chiuse.
Nel piccolo abitato di Gamberame, sulla sponda del Bisenzio esiste anche un antico lavatoio, restaurato e tenuto in buone condizioni dagli abitanti del posto, orgogliosi del loro grazioso paesino che, se pur piccolo, ha tanta storia alle spalle.





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