lunedì 19 agosto 2019

CAMUGLIANO DI PONSACCO

Nel nostro girovagare capitiamo spesso in quello che a noi piace chiamare - in maniera apprezzativa e affettuosa - "il contado pisano", luoghi di incompabile bellezza, secondo il nostro parere.
E proprio qui, in un fazzoletto di terra, alla confluenza dei fiumi Cascina ed Era, nel comune di Ponsacco, abbiamo trovato questi due gioelli.
Una è la villa medicea, conosciuta proprio con il nome di Villa di Camugliano, fatta costruire dal Duca Alessandro de' Medici (quello detto "il Moro", ultimo del ramo principale, assassinato dal cugino Lorenzino e a cui succedette il molto più famoso Giovanni dalle Bande Nere...) e poi, dopo una serie di alterne vicende, venduta al senatore Filippo Niccolini nel 1637, creato poi Marchese di Camugliano e Ponsacco qualche mese dopo.
Pensate, dal 1637 la villa è tutt'ora nelle sue mani. 
Ed infatti è proprietà provata, e non è visitabile.

Però la possiamo ammirare dall'esterno con molto agio, perchè sorge su un'altura che domina tutta la valle circostante.
La sua architettura ricorda molto la villa Ambrogiana di Montelupo Fiorentino, che è comunque posteriore di almeno un cinquantina d'anni.

Prendendo uno stradello sterrato sulla destra della villa, si arriva ad una fattoria ancora in parte abitata.
Doveva essere un fabbricato di una certa importanza, forse una fattoria fortificata.

Da lì una stradina tra campi interi di fiori blu.
Per gli appassionati di Fiori di Bach: una distesa di Cicory, dei più grandi e alti che abbiamo mai visto
Per tutti gli altri: Cicoria andata in fiore...

Però vi assicuriamo che questi prati blu-violetto (nessuna macchina fotografica può rendere quel colore incredibile che i nostri occhi hanno visto) erano meravigliosi.
E portavano ad una piccola altura dove c'era una piccolissima chiesa, poco più di una cappella, circondata da quattro cipressi altissimi: la chiesa di San Pierino a Camugliano.

La sintesi della toscanità!
Quello che gli stranieri si immaginano venendo in Toscana.

(si, vabbè, era un concentrato di luoghi comuni, d'accordo. La chiesetta sulla collina, i quattro cipressi a farle da sentinelle, il prato blu violetto... mancava Heidi con le caprette che facevano ciao, ed eravamo a posto!)

Comunque sia, era un luogo da sindrome di Stendhal, e capivamo gli stranieri con targa tedesca e olandese, fermi sul ciglio della strada, che riempivano una scheda SD dopo l'altra, nell'inutile tentativo di rendere il colore del prato.
Molto più fortunati eravamo noi, con il nostro turismo a km (quasi) zero, che possiamo tornarci tutte le volte che vogliamo!

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