sabato 26 settembre 2026

I COLLI EUGANEI

Quando andavamo alle elementari, ci insegnavano che la Pianura Padana era tutta completamente piatta, anzi...in alcune zone era addirittura sotto il livello del mare (forse nel delta del Po), e le uniche alture che vi si potevano trovare erano i colli Euganei ed i Colli Berici.
Che sono vicini tra loro, ma noi bambini degli anni '60 mica sapevamo dove era Vicenza e dove era Padova... per noi erano sulla Luna, per cui quando ci interrogavano in geografia e ci chiedevano i monti della pianura padana, dicevamo a gran voce (perchè avevamo studiato...) "I colli Euganei e i colli Iberici".
A quel punto il fantasma del 4 cominciava ad aleggiare. 
La maestra, se era di buon cuore, ci chiedeva, per rimediare, se potevamo dire il nome di un gran personaggio che aveva vissuto in quella zona.
Noi - sempre perchè avevamo studiato - dicevamo esitanti : " Ci è nato Francesco Petrarca". 
E insieme al 4, che a quel punto diventava una dura realtà, scoprivamo che Francesco Petrarca sui Colli Euganei non ci era nato, ma ci era morto (una differenza non da poco) perchè era nato ad Arezzo.




Ci sono cose che si imparano con l'esperienza, si sa, ma dobbiamo dire che il posto che il Poeta ha scelto per esalare l'ultimo respiro non era affatto male.
Diciamo che il paesaggio ricorda molto la Toscana... vigneti, olivete, paesi medioevali... bingo!
Arquà Petrarca (il nome del Poeta è stato aggiunto nel 1868, al momento dell'ingresso del Veneto nel regno d'Italia) è un delizioso borgo che si fregia del titolo di 2° Borgo più bello d'Italia. 
A questo punto ci piacerebbe proprio vedere il primo, perchè vi possiamo assicurare che questo è veramente un incanto.
E' famoso per le coltivazioni di Giuggiole e per la produzione del "Brodo di giuggiole" un caratteristico liquore che viene prodotto solo qui.
E quando diciamo "solo qui" intendiamo proprio questo, perchè a 5 chilometri di distanza non si trova una bottiglia del suddetto liquore, nemmeno a pagarla oro.

Altro posto notevole è Montegrotto Terme, che sino al 1933 si chiamava San Pietro Montagnon, ma era pur sempre un centro termale molto conosciuto.
Su Montegrotto Terme dobbiamo dire che è un posto molto gradevole.
Per essere una città termale ha un aspetto molto moderno, ma classicheggiante, con giardini e parchi curatissimi... non solo, anche le aiuole in mezzo alla strada sono amorevolmente curate, con fiori e piante ed erba annaffiata regolarmente.
Molto carini sono questi alberi metallici, davanti al palazzo comunale, realizzati in vetro colorato.


Due parole in più vanno spese su Battaglia, dove abbiamo visitato un interessantissimo Museo della Navigazione Fluviale, dove abbiamo avuto la fortuna di trovare una guida giovane e preparatissima che ci ha illustrato ogni oggetto presente nel museo ed ogni aspetto della navigazione fluviale in maniera veramente dettagliata ed esaustiva. 


Una visita che vi raccomandiamo di tutto cuore, se andate da quelle parti!
Siamo rimasti colpiti dal tipo di architettura dei canali della zona, che non venivano scavati, bensì costruiti scavando appena il terreno e poi facendo dei terrapieni sopraelevati rispetto al suolo. Un tipo di architettura fluviale alla quale non eravamo abituati.
Pare che il nome stesso della località derivi proprio dalla "battaglia" delle acque dei due canali, il Canale Battaglia che proviene da Padova ed il Canale Frassine proveniente da Este e Monselice, e che si riversavano nel canale di sotto attraverso una cascata.


Nel territorio comunale ci sono inoltre le cave di una pietra speciale da sempre usata per pavimentare calli e piazze di Venezia, e che ha la caratteristica di non rimanere scivolosa neppure dopo bagnata. E' la Trachite Euganea, con la quale è pavimentata anche Piazza San Marco. Ed in effetti, il fatto di non essere scivolosa nemmeno da bagnata, da queste parti è un gran vantaggio!
Poi nel 1971 è stata emanata una legge che ha determinato la chiusura della maggior parte delle cave. 
Questo a protezione e tutela delle bellezze naturali ed ambientali dei colli Euganei, che altrimenti sarebbero stati erosi pian piano dall'attività delle cave stesse.
E adesso, chi vuole evitare di cadere nelle calli e nelle piazze di Venezia, dovrà attrezzarsi con le suole Vibram!

venerdì 4 settembre 2026

L'AUTOSTRADA A1 PANORAMICA ED IL FIM "CARS" (INSIEME AD UNA STORIA ANNI '60)

Questa è una storia degli anni '60, di quando non c'era il Telefono Azzurro. Ed è una storia fuori dalle regole del nostro blog, perchè viene narrata in prima persona, essendo un ricordo personale di uno di noi. 

Tranquilli, il riferimento al Telefono Azzurro era solo per calcare un po' la mano.

Dunque. Il mio caro babbino lavorava in un posto in cui non aveva bisogno di usare la macchina (cosa che, molti anni dopo, gli avrei invidiato ferocemente), ma amava molto guidare, e per qualche strano motivo sado-masochistico preferiva guidare al buio e magari anche quando pioveva.

Ripeto, erano gli anni '60, quindi scordatevi i SUV con le gomme da neve.  A quei tempi avevamo una Fiat 600. E quando era inverno (in estate erano garantite le code sulla A11 per andare  a Torre Del Lago), verso le 16,00 capitava che  - digeriti i tortellini al sugo - il capofamiglia proponesse alla cara mammina: "portiamo la bambina a fare merenda?". 

La mamma rabbrividiva, perchè sapeva quello che voleva dire: l'Autogrill di Roncobilaccio sulla A1. 

Ed ecco il motivo del riferimento al Telefono Azzurro...

La mamma odiava quel posto, anche perchè voleva dire farsi un'ora di viaggio sull'autostrada e poi soprattutto c'era il divertimento supremo del mio babbo: tornare passando dal passo della Futa. 

A me il più delle volte non me ne fregava niente: mi annoiavo perchè era buio e non vedevo nulla di fuori. A volte però al ritorno mi addormentavo sul sedile di dietro e quando scendevo, vomitavo la merenda (pessimo investimento, direi).

Quindi partenza, se pioveva il babbo metteva degli adesivi gialli sui fari della 600 (erano gli antinebbia dell'epoca) e via verso la A1. 

A percorrere quella che è chiamata adesso la Panoramica, viene un po' il nodo alla gola: non ci passa più nessuno, è completamente deserta per chilometri e chilometri, solo qualche raro motociclista la preferisce alla Direttissima, che passa in prevalenza all'interno di gallerie. 



Un'intera economia dei piccoli paesi montani che facevano capo alle uscite storiche della A1 (Roncobilaccio, Pian del Voglio, Rioveggio) che sono rimaste solo sulla Panoramica, adesso languono, perchè da lì, non ci passa più nessuno.



Infatti, lo storico autogrill della mia infanzia, che si trovava sulla corsia sud ( si usciva a Roncobilaccio e si prendeva la strada per Firenze. Poi si entrava dal retro dell'autogrill, sulla SS65: a quei tempi si poteva fare) è tutto chiuso e serrato con assi di legno. Che tristezza!



Non so se essere più triste per la sorte della A1 Panoramica, che viene tenuta in vita solo come "binario supplementare" nel caso ci fosse qualche problema alla Direttissima (e comunque, come nel passato, è in continua manutenzione) o per i paesi montani. 



Roncobilaccio, Pian del Voglio e Rioveggio mi fanno pensare al film animato "Cars" ed alla storia della Route 66 che era stata aggirata dalla Interstate 40. Nel film si parla di "Radiator Spring" ma nella realtà, i paesi che erano rimasti tagliati fuori erano due: Shamrock in Texas e Seligman in Arizona. Se ci pensate il parallelismo è perfetto. Manca solo un Saetta McQueen che venga a salvarli

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