domenica 4 maggio 2014

IL ROSETO FINESCHI

A Cavriglia, nel cuore del Chianti, abbiamo visitato lo straordinario Roseto Botanico "Carla Fineschi", autentico "museo vivente" della rosa.

La definizione è perfettamente calzante, infatti è un vero e proprio museo, perchè vi si trova un collezione straordinaria di tutto il genere definito "rosa"; rose selvatiche, rose botaniche e rose moderne, ottenute per ibridazione.
Vivente, perchè queste splendide creature, allo stesso tempo altere e soavi, dai colori brillanti e dai profumi incantevoli, sono vive - e ci guardano: una poetica citazione del poeta e commediografo irlandese Richard Brinseley Sheridan "non vorresti entrare nel mio giardino? Mi piacerebbe che le mie rose ti vedessero" ci porta diritti al nome del vivaio collegato al Roseto, che ha l'evocativo nome di "Occhi di Rosa". Bello, eh?!
Ammirati da tanta bellezza, non abbiamo potuto far altro che documentarci, lungo i vari percorsi previsti dal Roseto Botanico, sulla magica storia delle rose, così come le conosciamo adesso.
Si parte da molto lontano:
La Rosa Gallica, conosciuta fin dal periodo romano, era una pianta officinale, tanto che era definita anche "Rosa degli Speziali" e si coltivava nei giardini dei semplici, e non in quelli ornamentali.
Come tutto quello che concerneva l'impero romano-  che la esportò dovunque nei sui territori-  anche la coltivazione della Rosa Gallica Officinale, cessò con la caduta dell'impero romano. La leggenda vuole che sia stata reintrodotta in Francia dal principe Thibauld, re di Champagne e Navarra, di ritorno dalle crociate alla sua Provins, quindi intorno al 1240.
Per il suo colore rosso brillante era chiamata anche "brache di lanzo", dal colore dei pantaloni dei Lanzichenecchi...
Poi, con il tempo, si verifica una mutazione della Gallica Officinalis, in Gallica Versicolor, che comincia ad essere coltivata per puri scopi ornamentali. Si tratta di una rosa bianca, screziata di cremisi, inizialmente a 5 petali, e poi forse per questo motivo, diventando cioè "Orticola", i suoi  petali sono diventati 15 o 20.
In questa versione semidoppia e in rosso brillante, viene importata nel 1279 in Inghilterra da Edmud di Croucback, più noto come  Edmondo Plantageneto detto il Gobbo, nonchè primo conte di Lancaster. La rosa gli piacque tanto che ne fece il simbolo della propria casata: già proprio quella che combattè la famosa guerra delle due rose, tra il 1455 e il 1455, contro gli York, che invece per emblema avevano un rosa bianca. Nel frattempo i Tudor aspettavano pazientemente che finissero di scannarsi tra di loro, per acquisire le loro terre e prendere il loro posto come pretendenti al trono. Ma..questa è un'altra storia.
Torniamo alle nostre rose Galliche Versicolor, che furono poi coltivate - e commercializzate - in Olanda sino alla fine del XIII secolo.
Poi, successe che, il sig. Peter Osbeck nel 1752 - che oltretutto era anche un discepolo di Linneo - portò a Uppsala da Canton, una rosa chinensis, che fu denominata "Old Blush".
Quella che fu conosciuta al tempo con questo nome, però era già il frutto di secoli di ibridazioni dei giardinieri cinesi!
Nel 1759 fu importata in Inghilterra dalla Compagnia delle Indie, ed infatti per molti e molti anni fu conosciuta come "Rosa del Bengala", cioè con il nome con cui gli Inglesi conoscevano l'India.  A tutt'oggi questa varietà è conosciuta con il nome di Chinensis o Indica.
I colori della rosa del Bengala erano tantissimi e tutti splendidi: le varietà di colore giallo erano chiamate tea (o thea) perchè trasportate sulle navi che portavano il tè in Inghilterra. C'è chi dice che le foglie di questa rosa avessero un vago sentore di questa bevanda..
Da lì in poi, il binomio rosa+Inghilterra è diventato sinonimo di giardinaggio e ibridazioni sempre più belle. Tra le prime abbiamo questa rosa rampicante (ramble o climber? mah...) che è un po' l' archetipo della rosa vittoriana nei giardini romantici: è la rosa Banksiae (o rosa di Lady Banks), importata dalla Cina nel 1807.  Si tratta di una rosa assai piccola e priva di aculei, dai fiori bianchi o giallo molto pallido, radunati in piccoli mazzetti (che si chiamano corimbi), dal profumo inebriante di violetta.

Altre varietà sono la Rosa Damascena, o di Damasco, che è un incrocio  tra le rosa Gallica e la Rosa Moschata (o Mosqueta).
E' una varietà di rosa antica che può arrivare ad avere sino a trenta petali, e si coltiva in special modo nella valle delle rose in Bulgaria, e poi a Isparta in Tuchia e ad Isfahan in Iran.
E' una rosa che viene coltivata specialmente per ottenere l'essenza di rosa: Un chilo di essenza corrisponde a circa 3,5 tonnellate di petali!!, i quali si colgono solo nei mesi di maggio e giugno, e solo alla mattina prestissimo, per mantenerne la fragranza, un po' come la pianta del tè.
Ah, e la rosa Moscheta? E' un arbusto selvatico che predilige le zone umide e fredde, e proviene dal Sudamerica, dove era utilizzata per le sue virtù terapeutiche, da noi sconosciute fino a poco tempo fa.

Gli incroci tra Gallica e Moscheta hanno dato origine a tutta una serie di ibridi denominati "floribunda", che significa "multi-fioritura", una caratteristica moderna molto apprezzata rispetto alle rose antiche, che invece fioriscono una sola volta, quasi sempre ad inizio primavera.
Comunque classificare le rose è quasi impossibile per la grandissima varietà di ibridi esistenti: meglio dividerle semplicemente in rose antiche, dall'aspetto simile alle camelie e molto profumate, e rose moderne, quindi la rosa come la visualizziamo oggi, dal bocciolo più stretto, dal gambo lungo e quasi senza profumo.
Torniamo al nostro Roseto Botanico, che ci fa conoscere anche varietà molto particolari come le miniature, rose di piccolissime dimensioni, create da Moore nel 1937, e derivanti da una mutazione spontanea registrata qualche anno prima. Sono resistentissime al freddo, ma soffrono molto la mancanza d'acqua.

Interi riquadri sono dedicati ai più noti ibridatori di ogni continente: Kordes, Meilland, La Perriere, Austin, del quale si possono ammirare delle splendide Gallicane, base delle rose antiche inglesi

Sono presenti anche ibridatori americani - assai difficili da trovare in Italia - come Swim & Weeks, o Armstrong.
Ampio spazio è dedicato agli ibridatori italiani, di cui il più famoso è Barni di Pistoia.
Tra le  tante meravigliose rose che si possono ammirare, ci è piaciuta particolarmente la Betty Boop.

Nel meraviglioso giardino che è il Roseto Botanico, ci sono scorci romantici veramente incantevoli
incontri inaspettati con il vero Gallo Nero (dopotutto qui siamo nel Chianti)

una quantità di pavoni che fanno il loro lavoro (cioè si esibiscono in tutta la loro bellezza)

e soprattutto loro, le rose, quante non se ne possono nemmeno immaginare; veri muri coperti di bellezza.

Il Vivaio "Occhi di Rosa" fornisce anche un interessante e particolarissimo servizio: se si desidera una speciale varietà di rosa, con i dovuti tempi di attesa e tramite tutti i loro contatti, tra ibridatori e collezionisti, possono trovarla e consegnarla.

http://www.rosetofineschi.it/


Mappa

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