Non è un luogo, quello che si chiama così.
E' una mostra personale di un non-scultore, realizzata all'interno di un bosco, vicino (si fa per dire...) a Colle Val D'Elsa.
Che vuol dire "non- scultore"?
Vuol dire che non aggredisce la pietra, modificandone la struttura per trovare,
dentro di essa, la raffigurazione che si trova nella propria mente.
E nemmeno assembla vari materiali, unendoli con colla, malta o cemento.
Realizza le sue opere rispettando la materia, cercandola attentamente, studiando gli abbinamenti di materiali e colori.
Come detto, i materiali sono semplicemente impilati l'uno sull'altro, con la sola assistenza della forza di gravità.
Si tratta si pietra, legno, scarti di vetreria, come in questa opera che si intitola "transparencity"
oppure scarti di marmo, o scarti di una fabbrica di cotto, come per queste meravigliose "fiamme".
Ma non mancano i materiali più umili, come questa collezione di ex guanti da lavoro, a raffigurare il lavoro manuale.
Al centro, esiste un'area di "gioco", dove si può liberamente creare con le proprie mani, quello che la fantasia ci suggerisce, oppure avvalendosi dell'ispirazione, che abbiamo tratto dalla vista delle opere.
Un laghetto nella parte più bassa, sarebbe coperto di ninfee, se ci trovassimo nella stagione giusta.
Vicino ad alcune opere, oppure in punti da cui si può vedere il panorama, o anche semplicemente in luoghi che l'artista ha considerato come significativi, esistono delle aree in cui ci si può sedere oppure sdraiare, ed in cui dei piccoli cartelli - scritti in tre lingue - ci invitano a fare una piccola sosta, per lasciare andare le preoccupazioni e le noie di ogni giorno, per meditare e godere del silenzio.
Seguendo le indicazioni dell'artista, si capisce perchè abbia chiamato questo posto "selva di sogno".
Ci sono le raffigurazioni fisiche dei suoi sogni, come succede sempre con l'arte, ma si può trovare anche la propria dimensione del sogno, lasciandosi andare a queste piccole meditazioni, a questo perdersi in una selva - non troppo - oscura.
Dopodichè si può ammirare il "giardino dei colori" dove sono allestiti degli splendidi mandala, dai colori magnifici sì, ma del tutto naturali.
Qui non esistono sassi colorati artificialmente, solo i colori prodotti dalla natura, e assemblati in modo da formare dei mandala o dei quadri astratti, realizzati con il magistrale accostamento delle forme e dei colori.
Conoscere l'artista è poi un passo fondamentale.
Non si può capire il senso di questa operazione, se non si scambiano due parole con il Sig. Manfredo, e non si vedono suoi occhi sognanti ed il suo viso sereno, quello di chi ha afferrato il senso della vita, vivendo nel luogo che ama e facendo quello lo rende felice.
E questa è la migliore meditazione che poteva invitarci a fare.
Mappa
domenica 2 aprile 2017
domenica 19 marzo 2017
IL ROMITORIO DI CETINALE SULLA MONTAGNOLA SENESE
Noi siamo degli estimatori della Montagnola Senese, ne abbiamo già parlato in un altro post (pian del lago: link) e sempre ci ripromettiamo di parlarne più diffusamente in un altra occasione.
Magari l'occasione è questa, ma non vorremmo - avendo esaurito l'argomento - non avere più una scusa valida per tornarci.
Perchè per prima cosa si tratta di un luogo di straordinaria bellezza naturalistica.
In realtà non è una montagna, ma - appunto - una montagnola, cioè una collina, un po' più alta di quelle vicine, e un po' più estesa.
E' coperta di meravigliosi boschi di lecci e faggi, anche un po' di castagni nella zona più alta, ed è divisa tra i comuni di Sovicille, Casole d'Elsa, Monteriggioni e Siena.
Una sola cosa vorremmo dire della Montagnola Senese: andateci.
Sono panorami soavi, dolci, le strade ben tenute circondate dai muretti a secco, i maiali di cinta senese che scorrazzano in ampi prati a loro riservati, i prati verdi accostati a ampie zone arate, dove si capisce veramente il significato del colore "terra di Siena". e poi nessun paese, solo castelli e ville.
Un paesaggio che invita alla contemplazione ed alla pace interiore, tanto è vero che qui abbondavano i monasteri, e come spesso capitava, ad ogni monastero era collegato un romitorio, dove i confratelli portati verso l'ascesi potevano trovare la via della perfezione, isolandosi dal mondo.
Anche il romitorio del Cetinale aveva queste caratteristiche.
Percorrendo una delle tante strade bianche che ancora caratterizzano questo territorio, siamo arrivati alla Pieve di San Giovanni Battista in località Pernina.
Percorrendo un ampio prato, verdissimo anche in inverno, che porta al piccolo cimitero,e attraversando un piccolo bosco, arriviamo al romitorio, che più che al monastero risulta collegato alla sottostante villa di Cetinale, sia fisicamente tramite la cosiddetta "scala santa", una spettacolare e ripidissima scalinata scavata nella roccia, e che adesso non esiste quasi più;
sia da una "servitù" maturata dai frati nei confronti dei nobili che avevano costruito il romitorio.
E che nobili! Si trattava nientemeno della famiglia Chigi, che fece costruire questa villa proprio per celebrare l'elezione a Papa di Fabio Chigi, con il nome di Alessandro VII.
In realtà la villa fu costruita tra il 1676 ed il 1678, mentre il romitorio, con tanto di scala santa, fu aggiunto un bel po' di anni dopo, nel 1716, a termine del parco detto della Tebaide - nome che ricorda la zona dell'Egitto abitata dai primi eremiti cristiani - e dove si trovano inginocchiatoi, cappelle, statue di santi: insomma una specie di luogo dello spirito, dove ritrovare se' stessi ed il contatto con l'Altissimo, dal quale le questioni del mondo spesso ti distraggono.
Comunque i Chigi non costruirono il romitorio solo per dare la possibilità ai frati di isolarsi e pregare.
Erano obbligati a dire messa alla villa - ma ricevevano da questa il cibo necessario al loro sostentamento, nel caso che le elemosine non fossero sufficienti - e poi dovevano occuparsi dei malati e dei pellegrini.
Una specie di spedale, visto che da queste parti passava la via Francigena, ma molto piccolo.
La costruzione è molto particolare, in mattoni, con una poderosa croce egizia a due bracci, sulle quali sono poste teste di santi collocate su delle mensole.
Un piccolo giardino con un pozzo, e sotto sono ancora visibili le grotte che hanno costituito il nucleo nativo del romitorio, quelle dove i primi asceti hanno trovato il luogo ideale dove vivere e pregare.
Come in quasi tutti i luoghi di questo tipo, il panorama è a dir poco spettacolare: sotto si vede la villa, al termine della scala santa, con il suo meraviglioso giardino, ed in lontananza, il territorio senese.
Qui si capisce il senso di dedicarsi alla contemplazione.
Mappa
Magari l'occasione è questa, ma non vorremmo - avendo esaurito l'argomento - non avere più una scusa valida per tornarci.
Perchè per prima cosa si tratta di un luogo di straordinaria bellezza naturalistica.
In realtà non è una montagna, ma - appunto - una montagnola, cioè una collina, un po' più alta di quelle vicine, e un po' più estesa.
E' coperta di meravigliosi boschi di lecci e faggi, anche un po' di castagni nella zona più alta, ed è divisa tra i comuni di Sovicille, Casole d'Elsa, Monteriggioni e Siena.
Una sola cosa vorremmo dire della Montagnola Senese: andateci.
Sono panorami soavi, dolci, le strade ben tenute circondate dai muretti a secco, i maiali di cinta senese che scorrazzano in ampi prati a loro riservati, i prati verdi accostati a ampie zone arate, dove si capisce veramente il significato del colore "terra di Siena". e poi nessun paese, solo castelli e ville.
Un paesaggio che invita alla contemplazione ed alla pace interiore, tanto è vero che qui abbondavano i monasteri, e come spesso capitava, ad ogni monastero era collegato un romitorio, dove i confratelli portati verso l'ascesi potevano trovare la via della perfezione, isolandosi dal mondo.
Anche il romitorio del Cetinale aveva queste caratteristiche.
Percorrendo una delle tante strade bianche che ancora caratterizzano questo territorio, siamo arrivati alla Pieve di San Giovanni Battista in località Pernina.
Percorrendo un ampio prato, verdissimo anche in inverno, che porta al piccolo cimitero,e attraversando un piccolo bosco, arriviamo al romitorio, che più che al monastero risulta collegato alla sottostante villa di Cetinale, sia fisicamente tramite la cosiddetta "scala santa", una spettacolare e ripidissima scalinata scavata nella roccia, e che adesso non esiste quasi più;
sia da una "servitù" maturata dai frati nei confronti dei nobili che avevano costruito il romitorio.
E che nobili! Si trattava nientemeno della famiglia Chigi, che fece costruire questa villa proprio per celebrare l'elezione a Papa di Fabio Chigi, con il nome di Alessandro VII.
In realtà la villa fu costruita tra il 1676 ed il 1678, mentre il romitorio, con tanto di scala santa, fu aggiunto un bel po' di anni dopo, nel 1716, a termine del parco detto della Tebaide - nome che ricorda la zona dell'Egitto abitata dai primi eremiti cristiani - e dove si trovano inginocchiatoi, cappelle, statue di santi: insomma una specie di luogo dello spirito, dove ritrovare se' stessi ed il contatto con l'Altissimo, dal quale le questioni del mondo spesso ti distraggono.
Comunque i Chigi non costruirono il romitorio solo per dare la possibilità ai frati di isolarsi e pregare.
Erano obbligati a dire messa alla villa - ma ricevevano da questa il cibo necessario al loro sostentamento, nel caso che le elemosine non fossero sufficienti - e poi dovevano occuparsi dei malati e dei pellegrini.
Una specie di spedale, visto che da queste parti passava la via Francigena, ma molto piccolo.
La costruzione è molto particolare, in mattoni, con una poderosa croce egizia a due bracci, sulle quali sono poste teste di santi collocate su delle mensole.
Un piccolo giardino con un pozzo, e sotto sono ancora visibili le grotte che hanno costituito il nucleo nativo del romitorio, quelle dove i primi asceti hanno trovato il luogo ideale dove vivere e pregare.
Come in quasi tutti i luoghi di questo tipo, il panorama è a dir poco spettacolare: sotto si vede la villa, al termine della scala santa, con il suo meraviglioso giardino, ed in lontananza, il territorio senese.
Qui si capisce il senso di dedicarsi alla contemplazione.
Mappa
domenica 12 marzo 2017
IL MODERNISMO A MONTECATINI TERME
Premettiamo subito una cosa:ci intendiamo di architettura come di cavalli da corsa.
Per cui non ci permetteremmo mai di pontificare sulle tendenze architettoniche o sugli stili...
Semplicemente, abbiamo gli occhi e ci piace usarli per farsi un'idea delle cose.
Come abbiamo fatto a Montecatini Terme, dove abbiamo notato una cosa evidente anche a un cieco: a Montecatini Terme ci sono due stazioni ferroviarie in nemmeno un chilometro.
La più antica è attualmente denominata "Montecatini Centro" ed è una piccola e graziosa stazioncina - dipinta di rosa - che risale all'epoca Lorenese, quando Montecatini si avviava a diventare una famosa località termale.
Fu la stazione di Montecatini sino al 4 agosto 1937, quando fu inaugurata la stazione "Montecatini Terme-Monsummano", che è poi quella che ci interessa.
Il progetto fu curato dall'Ing. Angiolo Mazzoni, un personaggio particolarmente interessante, che ha progettato un notevole numero di stazioni ferroviarie ed edifici postali in tutta Italia.
Fu uno sperimentatore, che realizzò edifici in vari stili - addirittura una Colonia a Calambrone in stile futurista - prima della seconda guerra mondiale, ma essendo molto compromesso con il regime fascista, da cui mai si dissociò, anche a costo di trascorrere in esilio in Colombia una ventina d'anni, la sua opera è stata molto sottovalutata. Solo recentemente si è dato nuovo valore ai suoi progetti.
Questa stazione, per esempio, ne è una bella dimostrazione.
Realizzata nello stile Razionalista dell'epoca, è stata ben conservata in questi ultimi ottanta anni.
Visitandola, si possono ammirare le bellissime porte in legno e vetro - tipiche dello stile - del salone della biglietteria, che ha mantenuto un aspetto molto retrò, anche se vari ambienti hanno avuto una diversa destinazione, durante tutti questi anni.
Tuttavia molti particolari sono ancora quelli originali, come il rivestimento delle scale, in mattonelline di pasta di vetro, oppure le pareti della biglietteria in granito rosa.
Una brutta fine ha fatto invece la spettacolare fontana, posta davanti all'ingresso.
Il flusso dell'acqua doveva scorrere da una vasca all'altra per caduta, in modo da creare almeno due piccole cascate.
Noi stessi le ricordiamo, dalla nostra infanzia, contornate di fiori ed in piena efficienza.
Pur essendo state restaurate nei primi anni 2000, sono adesso vuote, ridotte a dei ricettacoli di immondizia.
Il secondo edificio è invece la chiesa di Santa Maria Assunta, che è stata elevata alla condizione di Basilica minore da Giovanni Paolo II° nel 1988.
Dalla data di costruzione si capisce che non può essere stata realizzata in pieno stile Razionalista; infatti la Chiesa è stata completata nel 1958.
Però, noi che non siamo degli esperti, troviamo che ha un'aura molto affine.
La chiesa, particolare nella sua struttura esterna, è ancor più bella all'interno.
A pianta circolare, riporta questa struttura in molti particolari, come per esempio le acquasantiere rotonde in marmo (bellissime).
Una cosa che ci ha stupito - ma la sensibilità del 1953 era molto diversa rispetto a quella odierna - è che per costruire questa chiesa, è stata abbattuta quella precedente, risalente al 1833 e progettata da Luigi De Chambray Digny - che, nonostante il nome era un architetto italiano, noto ai pratesi per aver progettato il teatro Metastasio - in stile neoclassico.
Adesso solamente pensare ad abbattere una chiesa ottocentesca per costruirne una moderna al suo posto, farebbe gridare allo scandalo! Ma ogni città, ogni luogo, ha subito interventi distruttivi e successive stratificazioni.
Anche Chambray de Bligny, la cui chiesa a Montecatini è stata distrutta per costruirci sopra quella attuale, si era reso "colpevole" di un'operazione simile, demolendo l'Arco dei Pizzicotti allo scopo di allargare il lungarno Acciaiuoli.
(l'arco si chiamava dei "pizzicotti", perchè era buio e stretto, ed i ragazzi si appostavano lì, per pizzicare il sedere alle fanciulle che passavano...).
Del resto, nel 1953 la chiesa neoclassica non era antica, era solo "vecchia"; e costruirne una moderna al suo posto era la normale evoluzione, dei tempi e delle cose.
Non vogliamo andare controcorrente per forza, ma forse voler conservare tutto a tutti i costi è impossibile, perchè significa per forza non poter andare avanti, fermarsi in un determinato status quo.
Solo il cambiamento è il motore dell'evoluzione, e quello che sembra assurdo adesso, sarà sicuramente normale e giustificato tra cento anni.
Per la cronaca, abbiamo visto delle vecchie foto della chiesa abbattuta: credeteci, non era poi questo granchè...
Ah...sapete chi è stato uno degli architetti che ha collaborato al pool per la progettazione della nuova chiesa? Pierluigi Spadolini, fratello del più noto uomo politico Giovanni Spadolini.
Mappa
Per cui non ci permetteremmo mai di pontificare sulle tendenze architettoniche o sugli stili...
Semplicemente, abbiamo gli occhi e ci piace usarli per farsi un'idea delle cose.
Come abbiamo fatto a Montecatini Terme, dove abbiamo notato una cosa evidente anche a un cieco: a Montecatini Terme ci sono due stazioni ferroviarie in nemmeno un chilometro.
La più antica è attualmente denominata "Montecatini Centro" ed è una piccola e graziosa stazioncina - dipinta di rosa - che risale all'epoca Lorenese, quando Montecatini si avviava a diventare una famosa località termale.
Fu la stazione di Montecatini sino al 4 agosto 1937, quando fu inaugurata la stazione "Montecatini Terme-Monsummano", che è poi quella che ci interessa.
Il progetto fu curato dall'Ing. Angiolo Mazzoni, un personaggio particolarmente interessante, che ha progettato un notevole numero di stazioni ferroviarie ed edifici postali in tutta Italia.
Fu uno sperimentatore, che realizzò edifici in vari stili - addirittura una Colonia a Calambrone in stile futurista - prima della seconda guerra mondiale, ma essendo molto compromesso con il regime fascista, da cui mai si dissociò, anche a costo di trascorrere in esilio in Colombia una ventina d'anni, la sua opera è stata molto sottovalutata. Solo recentemente si è dato nuovo valore ai suoi progetti.
Questa stazione, per esempio, ne è una bella dimostrazione.
Realizzata nello stile Razionalista dell'epoca, è stata ben conservata in questi ultimi ottanta anni.
Visitandola, si possono ammirare le bellissime porte in legno e vetro - tipiche dello stile - del salone della biglietteria, che ha mantenuto un aspetto molto retrò, anche se vari ambienti hanno avuto una diversa destinazione, durante tutti questi anni.
Tuttavia molti particolari sono ancora quelli originali, come il rivestimento delle scale, in mattonelline di pasta di vetro, oppure le pareti della biglietteria in granito rosa.
Una brutta fine ha fatto invece la spettacolare fontana, posta davanti all'ingresso.
Il flusso dell'acqua doveva scorrere da una vasca all'altra per caduta, in modo da creare almeno due piccole cascate.
Noi stessi le ricordiamo, dalla nostra infanzia, contornate di fiori ed in piena efficienza.
Pur essendo state restaurate nei primi anni 2000, sono adesso vuote, ridotte a dei ricettacoli di immondizia.
Il secondo edificio è invece la chiesa di Santa Maria Assunta, che è stata elevata alla condizione di Basilica minore da Giovanni Paolo II° nel 1988.
Dalla data di costruzione si capisce che non può essere stata realizzata in pieno stile Razionalista; infatti la Chiesa è stata completata nel 1958.
Però, noi che non siamo degli esperti, troviamo che ha un'aura molto affine.
La chiesa, particolare nella sua struttura esterna, è ancor più bella all'interno.
A pianta circolare, riporta questa struttura in molti particolari, come per esempio le acquasantiere rotonde in marmo (bellissime).
Una cosa che ci ha stupito - ma la sensibilità del 1953 era molto diversa rispetto a quella odierna - è che per costruire questa chiesa, è stata abbattuta quella precedente, risalente al 1833 e progettata da Luigi De Chambray Digny - che, nonostante il nome era un architetto italiano, noto ai pratesi per aver progettato il teatro Metastasio - in stile neoclassico.
Adesso solamente pensare ad abbattere una chiesa ottocentesca per costruirne una moderna al suo posto, farebbe gridare allo scandalo! Ma ogni città, ogni luogo, ha subito interventi distruttivi e successive stratificazioni.
Anche Chambray de Bligny, la cui chiesa a Montecatini è stata distrutta per costruirci sopra quella attuale, si era reso "colpevole" di un'operazione simile, demolendo l'Arco dei Pizzicotti allo scopo di allargare il lungarno Acciaiuoli.
(l'arco si chiamava dei "pizzicotti", perchè era buio e stretto, ed i ragazzi si appostavano lì, per pizzicare il sedere alle fanciulle che passavano...).
Del resto, nel 1953 la chiesa neoclassica non era antica, era solo "vecchia"; e costruirne una moderna al suo posto era la normale evoluzione, dei tempi e delle cose.
Non vogliamo andare controcorrente per forza, ma forse voler conservare tutto a tutti i costi è impossibile, perchè significa per forza non poter andare avanti, fermarsi in un determinato status quo.
Solo il cambiamento è il motore dell'evoluzione, e quello che sembra assurdo adesso, sarà sicuramente normale e giustificato tra cento anni.
Per la cronaca, abbiamo visto delle vecchie foto della chiesa abbattuta: credeteci, non era poi questo granchè...
Ah...sapete chi è stato uno degli architetti che ha collaborato al pool per la progettazione della nuova chiesa? Pierluigi Spadolini, fratello del più noto uomo politico Giovanni Spadolini.
Mappa
domenica 5 marzo 2017
LA TORRE DELL'ACQUA A SAN CASCIANO VAL DI PESA
Di posti spettacolari ne abbiamo visti parecchi negli ultimi anni, e sempre ve ne abbiamo data notizia, cercando di coinvolgere chi ha la pazienza di leggerci, nel nostro "turismo a chilometri zero".
Questa volta siamo rimasti veramente a bocca aperta; non solo si tratta di un luogo effettivamente vicino, ma quello che vi proponiamo stavolta è davvero una visita particolare.
Si tratta di arrivare sino a San Casciano Val di Pesa.
Già il borgo è incantevole, sulla via Cassia e situato su una splendida terrazza naturale dalla quale si può ammirare un panorama vastissimo.
Già che ci siete fate un giretto in paese, perchè è veramente grazioso - e saremmo in grado di consigliarvi un paio di ristorantini niente male - ricco di storia, e con belle e antiche chiese.
L'edificio di cui vogliamo parlarvi, tuttavia è fuori dalle mura, vicino alla chiesa, ai margini di un giardino dedicato a Santa Chiara.
Si tratta di una torre piezometrica (...ehm...e sarebbe?!), cioè un deposito di acqua sollevato da terra, in modo da ottenere maggiore pressione al momento del bisogno; la pressione allo scarico è direttamente proporzionale all'altezza del serbatoio, per cui più alta è la torre, maggiore è la pressione che si può ottenere in caso di necessità.
Questa è alta 37 metri, ed è nata come struttura in legno all'inizio del '900.Fu distrutta dai bombardamenti nel 1944, e successivamente ricostruita in cemento nel dopoguerra.
All'interno è cava, e con una scala elicoidale che porta sino alla sommità, dove era collocato il deposito.
Dopo un lungo periodo di inutilizzo, la costruzione di proprietà comunale ha subito un attento restauro terminato nel 2012, e adesso è visitabile alla modica cifra di 2 euro a persona.
Per questa cifra, si ha diritto ad entrare all'interno e visionare la vertiginosa scala, che sale sino alla sommità.
Teoricamente si può accedere alla terrazza panoramica anche dalla scala, mediante il sollevamento di una botola.
In realtà la scala elicoidale è chiusa da un cancelletto, e viene aperta solo quando, lungo le sue pareti, vengono organizzate delle mostre temporanee.
Si accede alla terrazza panoramica, con un altrettanto panoramico ascensore a vetri, che sale sul lato esterno della torre.
Già questo piccolo viaggio toglie il fiato, ma quando la porta dell'ascensore si apre e si esce sulla terrazza, si rimane veramente a bocca aperta.
Una mappa dal vero veramente superba.
La vista che si gode, come dicevamo, è strabiliante.
Un panorama a 360° che spazia da Vallombrosa ai monti pisani, dalle montagne pistoiesi alle colline senesi punteggiate di borghi.
Insomma, quei due euro sono bene spesi.
E se volete il nome dei ristorantini, non avete che da chiederceli.
Mappa
Questa volta siamo rimasti veramente a bocca aperta; non solo si tratta di un luogo effettivamente vicino, ma quello che vi proponiamo stavolta è davvero una visita particolare.
Si tratta di arrivare sino a San Casciano Val di Pesa.
Già il borgo è incantevole, sulla via Cassia e situato su una splendida terrazza naturale dalla quale si può ammirare un panorama vastissimo.
Già che ci siete fate un giretto in paese, perchè è veramente grazioso - e saremmo in grado di consigliarvi un paio di ristorantini niente male - ricco di storia, e con belle e antiche chiese.
L'edificio di cui vogliamo parlarvi, tuttavia è fuori dalle mura, vicino alla chiesa, ai margini di un giardino dedicato a Santa Chiara.
Si tratta di una torre piezometrica (...ehm...e sarebbe?!), cioè un deposito di acqua sollevato da terra, in modo da ottenere maggiore pressione al momento del bisogno; la pressione allo scarico è direttamente proporzionale all'altezza del serbatoio, per cui più alta è la torre, maggiore è la pressione che si può ottenere in caso di necessità.
Questa è alta 37 metri, ed è nata come struttura in legno all'inizio del '900.Fu distrutta dai bombardamenti nel 1944, e successivamente ricostruita in cemento nel dopoguerra.
All'interno è cava, e con una scala elicoidale che porta sino alla sommità, dove era collocato il deposito.
Dopo un lungo periodo di inutilizzo, la costruzione di proprietà comunale ha subito un attento restauro terminato nel 2012, e adesso è visitabile alla modica cifra di 2 euro a persona.
Per questa cifra, si ha diritto ad entrare all'interno e visionare la vertiginosa scala, che sale sino alla sommità.
Teoricamente si può accedere alla terrazza panoramica anche dalla scala, mediante il sollevamento di una botola.
In realtà la scala elicoidale è chiusa da un cancelletto, e viene aperta solo quando, lungo le sue pareti, vengono organizzate delle mostre temporanee.
Si accede alla terrazza panoramica, con un altrettanto panoramico ascensore a vetri, che sale sul lato esterno della torre.
Già questo piccolo viaggio toglie il fiato, ma quando la porta dell'ascensore si apre e si esce sulla terrazza, si rimane veramente a bocca aperta.
La terrazza rotonda, è completamente circondata da alti vetri - per ovvi motivi di sicurezza - e sui vetri sono segnati, nell'esatta posizione, i nomi delle località che possono essere viste da quel punto.
La vista che si gode, come dicevamo, è strabiliante.
Un panorama a 360° che spazia da Vallombrosa ai monti pisani, dalle montagne pistoiesi alle colline senesi punteggiate di borghi.
Insomma, quei due euro sono bene spesi.
E se volete il nome dei ristorantini, non avete che da chiederceli.
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domenica 26 febbraio 2017
LE PEDATE DEL CAVALLO DI SAN GIOVANNI GUALBERTO
Questa volta vi vogliamo portare a Sambuca Val di Pesa, un piccolo e tranquillo paese, sulla riva sinistra del torrente Pesa.
Il significato del toponimo è chiaro: qui abbondavano - ancora ce ne sono tanti - gli alberi di Sambuco.
Non c'è una grande storia, dietro Sambuca Val di Pesa.
L'abitato è nato intorno al Ponte di Romagliano, una antico ponte romano, costruito nel I° secolo dopo Cristo, e che seguiva il tracciato della Cassia più antica, quella che portava a Siena e poi a Roma per Castellina e San Donato.
Il ponte è tutt'ora esistente, anche se fortemente rimaneggiato, anche a causa dei danni subiti durante la seconda guerra mondiale.
In pratica del ponte originale è rimasta una sola arcata.
E non ci pare nemmeno poco...
Abbiamo chiesto indicazioni di questo posto - le pedate del cavallo - in un incredibile bar-circolo a dir poco vintage situato proprio davanti al ponte e dove tutto l'arredamento era rimasto fermo agli anni '60!!
La storia è questa.
Ogni tanto il frate in questione, considerato santo già in vita, si recava con il suo cavallo, dalla Badia a Passignano, dove solitamente dimorava con i suoi confratelli, ad un frantoio situato più in basso. Qui si radunavano i contadini e gli abitanti del paese, per avere il conforto della sua benedizione e della sua presenza.
E volete che un sant'uomo che va a fare il suo dovere per il popolo non venisse tentato dal demonio?
Certo che si!
Il cavallo si spaventò talmente per la mostruosa visione, che si imbizzarrì, e lasciò le impronte delle sue ginocchia e degli zoccoli, in una pietra.
Incuriositi, siamo andati a vedere di trovare qualche traccia dell'avvenimento.
La storia è questa.
Ogni tanto il frate in questione, considerato santo già in vita, si recava con il suo cavallo, dalla Badia a Passignano, dove solitamente dimorava con i suoi confratelli, ad un frantoio situato più in basso. Qui si radunavano i contadini e gli abitanti del paese, per avere il conforto della sua benedizione e della sua presenza.
E volete che un sant'uomo che va a fare il suo dovere per il popolo non venisse tentato dal demonio?
Certo che si!
Il cavallo si spaventò talmente per la mostruosa visione, che si imbizzarrì, e lasciò le impronte delle sue ginocchia e degli zoccoli, in una pietra.
Incuriositi, siamo andati a vedere di trovare qualche traccia dell'avvenimento.
Percorrendo una sinuosa stradina che risale la Pesa, poco prima di una chiesetta dedicata a San Giovanni Gualberto (...è il personaggio della zona, c'è poco da fare.
E' stata edificata nel luogo dove il santo aveva il suo primo romitorio, e pare che dentro ci sia una pietra che ha conservato la traccia del corpo del Santo, che la usava per dormirci sopra) si trova un facile sentiero che in poco più di mezz'ora, e seguendo delle indicazioni a dir poco inquietanti - tipo:" per le pedate del cavallo di San Giovanni Gualberto, ancora 500 metri" - ci aspettavamo di trovare un cavallone che ci avrebbe presi a calcioni appena ci avesse visto. - arriviamo al luogo.
Tanto per non smentirsi, c'era un cartello " calci del cavallo di San Giovanni Gualberto".
Ci siamo guardati in giro circospetti, aspettando di sentire il nitrito del cavallo.
Ma non abbiamo visto nemmeno le impronte che avrebbe lasciato sulla pietra.
Ci siamo messi a cercare e le abbiamo individuate.
Eccole qua!
Geologicamente sono delle piccole "marmitte" cioè delle erosioni fatte dall'acqua (infatti sono proprio in prossimità di un piccolo ruscello)e dal materiale che l'acqua stessa trasporta.
Ce ne sono un po' dappertutto sulle Alpi - perchè, a dire il vero, si formano con l'acqua, i detriti ed il ghiaccio - in Scandinavia e in Canada.
Ma molto grandi, tanto è vero che vengono normalmente chiamate "marmitte dei giganti".
Queste però, più che marmitte sembrano gamelle.
Mappa
E' stata edificata nel luogo dove il santo aveva il suo primo romitorio, e pare che dentro ci sia una pietra che ha conservato la traccia del corpo del Santo, che la usava per dormirci sopra) si trova un facile sentiero che in poco più di mezz'ora, e seguendo delle indicazioni a dir poco inquietanti - tipo:" per le pedate del cavallo di San Giovanni Gualberto, ancora 500 metri" - ci aspettavamo di trovare un cavallone che ci avrebbe presi a calcioni appena ci avesse visto. - arriviamo al luogo.
Tanto per non smentirsi, c'era un cartello " calci del cavallo di San Giovanni Gualberto".
Ci siamo guardati in giro circospetti, aspettando di sentire il nitrito del cavallo.
Ma non abbiamo visto nemmeno le impronte che avrebbe lasciato sulla pietra.
Ci siamo messi a cercare e le abbiamo individuate.
Eccole qua!
Geologicamente sono delle piccole "marmitte" cioè delle erosioni fatte dall'acqua (infatti sono proprio in prossimità di un piccolo ruscello)e dal materiale che l'acqua stessa trasporta.
Ce ne sono un po' dappertutto sulle Alpi - perchè, a dire il vero, si formano con l'acqua, i detriti ed il ghiaccio - in Scandinavia e in Canada.
Ma molto grandi, tanto è vero che vengono normalmente chiamate "marmitte dei giganti".
Queste però, più che marmitte sembrano gamelle.
Mappa
domenica 5 febbraio 2017
LA TORRE DELLA PAGLIAZZA
Questa strana costruzione, nella piccola piazza di Santa Elisabetta, pare sia una delle più antiche di Firenze.
Nel X° secolo c'era stata la mania dello scrivere, perchè le prime notizie che si trovano - che si tratti di costruzioni, città, fortificazioni, atti di vendita, donazioni o quel che dir si voglia - risalgono sempre a questo periodo: dal 950 in poi, si affilano le penne, si crea il primo inchiostro degno di questo nome, e si scrive.
Ma le scarne notizie che riguardano questa torre risalgono a molto prima, tra il VI e il VI secolo, e come sempre accadeva in quel periodo, per costruire si utilizzava quel che rimaneva di un edificio romano; un fatto assai raro in questa zona.
Infatti si sa che i romani, avevano fondato Florentia sulle colline - l'attuale Fiesole - zona estremamente più salubre e sicura del fondo del lago in fase di prosciugamento, che era a quei tempi l'attuale pianura dove sorgono Firenze, Prato e Pistoia.
Fatto sta che qui un'edificio romano esisteva - forse delle piccole terme, a giudicare dalla forma circolare che ricorderebbe una piscina, oppure un bastione dell'acquedotto - ed era sicuramente uno dei pochi.
Dal XII secolo, si sa che questo edificio era stato adibito a carcere femminile.
Il nome "Pagliazza" infatti starebbe ad indicare il vile materiale su cui giacevano le sventurate che qui venivano rinchiuse per espiare le loro colpe.
Sicuramente molto diverso dall'albergo a cinque stelle di cui adesso la costruzione - ironia della sorte - fa parte.
Per la sua forma circolare, fu adibito anche a campanile di una chiesetta, dedicata a Santa Elisabetta, di cui adesso rimangono poche tracce.
In seguito fu inglobata in una serie di costruzioni, dove al piano terreno sorgevano delle botteghe,ed ai piani superiori delle abitazioni.
Solo di recente le sovrastrutture sono state eliminate, allo scopo di poter rendere visibile questa antichissima costruzione.
Come succedeva spesso a queste costruzioni circolari (vedi Montelupo Fiorentino (link)) le parti più in basso erano ingombre di cocci di ceramica, quasi tutti di normale utilizzo e quindi in gran parte prive di valore artistico, ma che sono tuttavia servite per creare un piccolo museo.
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Nel X° secolo c'era stata la mania dello scrivere, perchè le prime notizie che si trovano - che si tratti di costruzioni, città, fortificazioni, atti di vendita, donazioni o quel che dir si voglia - risalgono sempre a questo periodo: dal 950 in poi, si affilano le penne, si crea il primo inchiostro degno di questo nome, e si scrive.
Ma le scarne notizie che riguardano questa torre risalgono a molto prima, tra il VI e il VI secolo, e come sempre accadeva in quel periodo, per costruire si utilizzava quel che rimaneva di un edificio romano; un fatto assai raro in questa zona.
Infatti si sa che i romani, avevano fondato Florentia sulle colline - l'attuale Fiesole - zona estremamente più salubre e sicura del fondo del lago in fase di prosciugamento, che era a quei tempi l'attuale pianura dove sorgono Firenze, Prato e Pistoia.
Fatto sta che qui un'edificio romano esisteva - forse delle piccole terme, a giudicare dalla forma circolare che ricorderebbe una piscina, oppure un bastione dell'acquedotto - ed era sicuramente uno dei pochi.
Dal XII secolo, si sa che questo edificio era stato adibito a carcere femminile.
Il nome "Pagliazza" infatti starebbe ad indicare il vile materiale su cui giacevano le sventurate che qui venivano rinchiuse per espiare le loro colpe.
Sicuramente molto diverso dall'albergo a cinque stelle di cui adesso la costruzione - ironia della sorte - fa parte.
Per la sua forma circolare, fu adibito anche a campanile di una chiesetta, dedicata a Santa Elisabetta, di cui adesso rimangono poche tracce.
In seguito fu inglobata in una serie di costruzioni, dove al piano terreno sorgevano delle botteghe,ed ai piani superiori delle abitazioni.
Solo di recente le sovrastrutture sono state eliminate, allo scopo di poter rendere visibile questa antichissima costruzione.
Come succedeva spesso a queste costruzioni circolari (vedi Montelupo Fiorentino (link)) le parti più in basso erano ingombre di cocci di ceramica, quasi tutti di normale utilizzo e quindi in gran parte prive di valore artistico, ma che sono tuttavia servite per creare un piccolo museo.
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LA FORTEZZA DELLA VERRUCA
Proprio dietro Uliveto Terme, quindi in quel contado pisano che tanto amiamo, facilmente raggiungibile dalle cave abbandonate, si può accedere a questa fortezza, anzi, ai suoi resti.
Il nome può sembrare strano, ma il monte dove sorge, ha la caratteristica di spiccare dal panorama dei monti Pisani, proprio come una verruca - malattia della pelle un tempo molto comune, dove una protuberanza di tessuto epiteliale viene a sporgere in maniera significativa dal luogo dove sorge (di solito piedi, mani, gomiti o ginocchia).
Inoltre, essendo composta di pietra chiara, spicca visibilmente dal panorama boscoso dei monti. (stiamo parlando del monte, non della malattia della pelle...)
Su questa protuberanza, fu costruita una fortezza da una preesistente struttura del 780, anche se le infrastrutture principali risalgono al XIII secolo.
Questo era un luogo di confine, e la repubblica pisana, perennemente in lotta contro quella fiorentina, ne fece un punto di avvistamento di prim'ordine.
Perchè quello che colpisce venendo quassù è proprio il panorama a 360° che di qui si può ammirare.
Pensiamo per un attimo a quello che si poteva vedere da qui nel XIiI° secolo.
Non esisteva Uliveto Terme, e probabilmente nemmeno la cava da cui si accede. Prati e boschi a perdita d'occhio, il mare che luccica in lontananza nelle giornate terse. Nessun rumore, per cui si odono bene gli zoccoli dei cavalli, e il clangore delle armi - perchè nel nostro immaginario le armi fanno sempre rumore, anche se l'armata è in trasferimento e non si combatte - i vessilli innalzati dell'armata, splendono sotto il sole, agitati da un vento leggero.
Va bene, lo confessiamo: abbiamo rivisto da poco "Il mestiere delle armi"- anche se dalla descrizione sembrava più "l'Armata Brancaleone" - e ci siamo fatti prendere un po' la mano.
Ma siamo sicuri che avete capito che cosa intendevamo dire!
Anche adesso qui non si sente nessun rumore, se non il vento che entra tra le antiche pietre.
Come ogni antica fortezza che perde il suo ruolo storico di baluardo "a difesa di..." anche quella della Verruca, ha perso la sua funzione al momento in cui i Medici hanno eliminato tutte le guerre, unificando la Toscana sotto il loro patriziato.
E come ogni antica fortezza, è servita come materiale edile per la costruzione dei paesi vicini.
Anche se la spoliazione qui è stata particolarmente pesante, ed è ben poco quello che è rimasto visibile al momento attuale.
Infatti si fa fatica ad avvertire la sensazione di essere in una fortezza, tanto poco è rimasto delle antiche mura e quel poco è in parte soffocato dalla vegetazione.
E' possibile visitare delle stanze sotterranee e dei cunicoli, che però NON vi consigliamo di visitare, specie se siete da soli!
Le cave sottostanti, sono quelle della famosa "pietra verrucana" che costituisce il materiale di cui sono costruite molte chiese della zona.
E' una pietra bellissima, tra il verde ed il beige chiaro, che è comune in tutta la zona, ma che prende il nome proprio da questo strano monte sulla quale sorge la fortezza.
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Il nome può sembrare strano, ma il monte dove sorge, ha la caratteristica di spiccare dal panorama dei monti Pisani, proprio come una verruca - malattia della pelle un tempo molto comune, dove una protuberanza di tessuto epiteliale viene a sporgere in maniera significativa dal luogo dove sorge (di solito piedi, mani, gomiti o ginocchia).
Inoltre, essendo composta di pietra chiara, spicca visibilmente dal panorama boscoso dei monti. (stiamo parlando del monte, non della malattia della pelle...)
Su questa protuberanza, fu costruita una fortezza da una preesistente struttura del 780, anche se le infrastrutture principali risalgono al XIII secolo.
Questo era un luogo di confine, e la repubblica pisana, perennemente in lotta contro quella fiorentina, ne fece un punto di avvistamento di prim'ordine.
Perchè quello che colpisce venendo quassù è proprio il panorama a 360° che di qui si può ammirare.
Pensiamo per un attimo a quello che si poteva vedere da qui nel XIiI° secolo.
Non esisteva Uliveto Terme, e probabilmente nemmeno la cava da cui si accede. Prati e boschi a perdita d'occhio, il mare che luccica in lontananza nelle giornate terse. Nessun rumore, per cui si odono bene gli zoccoli dei cavalli, e il clangore delle armi - perchè nel nostro immaginario le armi fanno sempre rumore, anche se l'armata è in trasferimento e non si combatte - i vessilli innalzati dell'armata, splendono sotto il sole, agitati da un vento leggero.
Va bene, lo confessiamo: abbiamo rivisto da poco "Il mestiere delle armi"- anche se dalla descrizione sembrava più "l'Armata Brancaleone" - e ci siamo fatti prendere un po' la mano.
Ma siamo sicuri che avete capito che cosa intendevamo dire!
Anche adesso qui non si sente nessun rumore, se non il vento che entra tra le antiche pietre.
Come ogni antica fortezza che perde il suo ruolo storico di baluardo "a difesa di..." anche quella della Verruca, ha perso la sua funzione al momento in cui i Medici hanno eliminato tutte le guerre, unificando la Toscana sotto il loro patriziato.
E come ogni antica fortezza, è servita come materiale edile per la costruzione dei paesi vicini.
Anche se la spoliazione qui è stata particolarmente pesante, ed è ben poco quello che è rimasto visibile al momento attuale.
Infatti si fa fatica ad avvertire la sensazione di essere in una fortezza, tanto poco è rimasto delle antiche mura e quel poco è in parte soffocato dalla vegetazione.
E' possibile visitare delle stanze sotterranee e dei cunicoli, che però NON vi consigliamo di visitare, specie se siete da soli!
Le cave sottostanti, sono quelle della famosa "pietra verrucana" che costituisce il materiale di cui sono costruite molte chiese della zona.
E' una pietra bellissima, tra il verde ed il beige chiaro, che è comune in tutta la zona, ma che prende il nome proprio da questo strano monte sulla quale sorge la fortezza.
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